Shana Rinvi – Licenziamenti al Casino’ di Campione

Meno di 2000 persone vivono a Campione, tutte in un modo o in un altro colpite e coinvolte da questo decreto: Fallimento!.

 Gli impiegati della casa da gioco si sono visti ridurre lo stipendio gradualmente, quelli comunali sono sei mesi che non ricevono nulla in busta paga, eppure non hanno smesso di recarsi al lavoro, impiegati di ufficio o poliziotti indistintamente, pensando di riuscire a sopperire a debiti non loro, anziani a cui da inizio anno è stata tolta l’integrazione pensionistica, tutti accomunati da un colore, il rosso dei conti comunali.

“A nulla sono serviti questi 6 anni di sacrifici” recita uno striscione, centinaia di famiglie che qualcuno erroneamente si è permesso di definire “privilegiate” si sono viste togliere la terra da sotto ai piedi, il pane da sotto ai denti da una settimana a questa parte.

 Se non lo sapeste Campione “gode” di alcuni accordi con la Svizzera ad esempio per l’elettricità, che però sfortunatamente gli viene rivenduta da Enel a prezzi maggiorati, hanno un ufficio postale in cui pagano dazi extra perché sono considerati estero da entrambi gli stati. La ditta Svizzera che si occupa dello smaltimento dei rifiuti, nonostante vanti un credito di oltre trecentomila franchi, non ha ancora interrotto il servizio per evitare di aggiungere peso ad una situazione insostenibile. Hanno affitti e spese alte tanto quanto tutti i ticinesi, è impensabile per loro vivere con uno stipendio medio italiano, e chi sostenesse l’opposto, sbaglia!

Non si parla della chiusura di una casa da gioco, a cui si può essere favorevoli o meno, parliamo dell’impossibilità di continuare la centenaria azienda di paese, concessa appositamente nel 1933, per garantire il pareggio dei bilanci e per sostenere l’economia locale.

 La discarica non è più in servizio, le zone verdi pubbliche sono incolte, alcuni volontari si sono occupati di tagliare erbacce al parco giochi, piantando fiori nuovi. I disservizi sono tangibili, anche “L’asilo è per strada” per via di contratti non rinnovati, cinquanta bambini che a meno di un mese dall’inizio delle lezioni non hanno garanzie. Lo spettacolo di un mago campionese ha intrattenuto grandi e piccini cercando di tenere alto il morale durante la protesta. La formula magica del giorno era: “ Vogliamo l’asilo”. 

 Si sono organizzati da subito pullman che hanno portano i dipendenti a manifestare la loro voglia di continuare a lavorare, il lavoro infatti dovrebbe essere da costituzione (e non n.d.r) uno dei diritti inalienabili, indipendentemente dal paese di provenienza o di residenza.

Vedere persone distrutte che con occhi gonfi, smarriti e controvoglia si avvicinano timorosi agli sportelli della disoccupazione, chiedendo informazioni, poiché ogni giorno che passa la possibilità che la loro azienda non riparta diventa reale, è purtroppo anche stato già trasferito tutto il denaro presente nel caveau del Casinò, altrove.

Persone che ci lavorano da venti, trenta o quaranta anni, che hanno ancora vestiti di ricambio e foto di famiglia negli armadietti, senza però più la possibilità di accedere alla loro quotidianità. 

Perché non si tratta solo della perdita di un impiego, come molti saranno portati a pensare, ma dell’intero cuore dell’exclave che si ferma.

 Non è forse questo il caso di adottare misure immediate e straordinarie? Il termine corretto, inversamente proporzionale al dramma di un intero paese.

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